Assan: “Il mio futuro? Nel ragù alla bolognese…”

Assan prepara un riso in bianco a metà mattina nella cucina di Casa Kharkov, a Bologna. Mentre mescola i chicchi per non farli attaccare alla pentola ascolta musica africana dalle cuffie del suo cellulare. Tra due settimane compirà 19 anni, da quasi due è in Italia proveniente dal Gambia e da sei mesi vive nella casa gestita dalla coop Camelot. Con lui, nella struttura SPRAR Vulnerabili a media autonomia, abitano altri quattro giovani richiedenti asilo, tutti con problematiche di natura psicologica o sanitaria e quindi bisognosi di cure e assistenza. 

Quattro strutture per vulnerabili 

A Casa Kharkov gli ospiti provvedono in autonomia al vitto e hanno libertà di uscire dall’appartamento quando vogliono, ospitare amici e ricevere visite. Ogni notte un operatore con conoscenze infermieristiche è presente presso la struttura per fronteggiare qualsiasi evenienza dovesse presentarsi, mentre durante il giorno con loro ci sono Walter, che è l’operatore di struttura, un infermiere e Francesca, operatrice trasversale delle 4 strutture per adulti vulnerabili gestite da Camelot: “Casa Kharkov ha aperto ad aprile 2018 e Assan è stato il primo ospite – spiega  Francesca –. Nello stesso periodo abbiamo aperto anche una seconda struttura, poi a settembre una terza e a metà novembre una quarta, quest’ultima ad alta autonomia e quindi senza operatore notturno. Entro dicembre apriremo una quinta e ultima struttura”.

Assan temporeggia con il risotto in cucina, si coglie che non ha molta voglia di raccontare la sua storia a estranei. Sa che non parleremo del passato, di episodi riguardanti il viaggio che è meglio non ricordare. Però è restio lo stesso, forse perché per raccontare dovrebbe mettere in fila le cose cercando di dar loro un ordine, e lui sente che la sua vita è ancora in divenire senza una direzione precisa, è fatta di una serie di tentativi fragili, tra tante difficoltà che qualcuno sta cercando di aiutarlo ad affrontare. La vita di un tardo adolescente che cerca di fare i conti con una cultura, regole e abitudini diverse. Così, a sentire le sue prime parole, il presente sembra una sequenza di insuccessi che non portano a nulla e il passato qualcosa che non serve più menzionare.

“La falegnameria è fare tutto a misura giusta”

Ma è solo questione di trovare il tempo per dare fiducia e scoprire che, anche per Assan, qualcosa vale la pena raccontarlo e che non tutto è così sbagliato e senza prospettive. C’è, è vero, una grande delusione: non essere ancora riuscito a trasformare una sua grande passione in un lavoro. “Da quando avevo 6-7 anni sono stato ogni giorno insieme a dei falegnami, al mio paese – racconta -. Invece di andare a scuola, perché la scuola non mi è mai piaciuta, la mattina andavo in questa bottega dove lavoravano quattro persone. Stavo con loro, guardavo e imparavo come si tagliano i tronchi, come si fanno delle tavole e poi vedevo come le lavoravano a mano. Infatti, avevano solo una macchina per fare il lavoro più grosso e poi tutti resto segavano e rifinivano con gli attrezzi. Sono stato con loro ogni giorno per quasi 10 anni, dalla mattina presto fino all’ora di andare a mangiare a casa. Osservavo, ascoltavo, ma non mi hanno mai fatto lavorare davvero, perché ero troppo piccolo. Però ho imparato a riconoscere i vari tipi di legno, quelli più pregiati e quelli che durano poco, ho capito per cosa è meglio usarli, se per fare tavoli, porte, finestre, armadi… E poi mi facevano scrivere le misure che prendevano, perché la falegnameria è soprattutto fare tutto a misura giusta. Quando facevano la pausa per mangiare andavo a comprare quello di cui avevano bisogno, davo una mano nella bottega. Così quando sono arrivato qui ho cercato lavoro come falegname ma purtroppo non c’è richiesta, non mi prende nessuno. Ho fatto un primo corso di falegnameria con i “Cantieri Meticci”, poi ce ne sarebbe uno adesso in via Gorky ma è negli stessi orari di un altro corso che sto seguendo”.

La cucina, una nuova passione

Da possibile lavoro, la falegnameria è rimasta così solo un hobby. Gli operatori di Casa Kharkov hanno compreso, insieme ad Assan, che non era forse il caso di aprire troppe porte contemporaneamente e di cercare piuttosto di concentrarsi su una cosa sola per volta.

L’opportunità è venuta con un incontro casuale presso la cooperativa “Centro Costa” di via Azzo Gardino. Lì Assan ha conosciuto un ristoratore che aveva bisogno di un aiuto cuoco e che ha promesso di attivare un tirocinio formativo presso il “Centro Costa” se il ragazzo avesse partecipato a un corso presso l’osteria sociale “Il Brodo” di via Fioravanti. Assan, partecipando al corso, ha scoperto così una nuova passione: la cucina.

“Siamo in 9 allievi, uno chef prima ci spiega e ci mostra come si preparano vari piatti e poi tocca a noi provare a ripeterli in cucina – spiega –. Ci ha insegnato a fare il ragù alla bolognese, il risotto alla milanese, a tirare la sfoglia e a fare le tagliatelle. Poi impariamo anche a fare i baristi, a preparare il caffè – aggiunge mentre mostra un video in cui è impegnato alla macchina per l’espresso –. Mi piace fare il barista”.

In attesa della fine del corso e del tirocinio promesso, Assan continua a frequentare il corso di italiano al CPIA di viale Vicini: “Prendo il bus 14 per andare e tornare, ma per il resto non mi piace molto stare in giro, preferisco rimanere a casa quando non ho altri impegni”. Gli chiediamo di poter scattare una foto dove ritiene meglio e allora capiamo finalmente che la nuova passione è qualcosa di tangibile, che lascia ben sperare: con orgoglio indossa la divisa bianca che usa al corso e si rimette ai fornelli per finire di preparare quel risotto lasciato a metà.