Dal Gambia al camp di Libera. “Ho imparato cos’è la mafia”

Quando ha soffiato sulle candeline della torta per i 19 anni che gli avevano preparato a sorpresa i compagni del campo di volontariato di Libera a cui partecipava, ha capito che l’accoglienza è sempre a doppio senso: essere accolti implica accogliere gli altri, e fare qualcosa per chi è in condizioni di maggiore disagio serve anche ad arricchire se stessi. Un piccolo gesto come offrire una torta a un giovane che non aveva mai festeggiato un compleanno nel proprio Paese diventa importante perché gli fa capire di essere parte di una comunità.

Una settimana al campo “Giustizia sociale e democrazia”

È stata una settimana di crescita, e non solo anagrafica, quella trascorsa dal giovane gambiano Ensa al campo tematico “Giustizia sociale e democrazia”, organizzato a Crotone nel luglio scorso dal coordinamento provinciale di Libera in un edificio messo a disposizione per questi scopi da un privato cittadino e gestito dalla cooperativa sociale Kroton Community e dall’associazione Volontari di Strada. Ma il progetto è nato a Bologna, grazie all’interessamento di ArciSolidarietà che gestisce l’accoglienza di Ensa presso la struttura SPRAR Casa Zanardi. L’idea è stata quella di coinvolgerlo in un’attività di volontariato in un luogo lontano da Bologna per mostrargli realtà diverse, bisogni di altri, per fargli vedere da vicino quali sono le attività principali della criminalità organizzata e il pericolo di diventare vittima di sfruttamento da parte delle mafie.

Una scelta da adulto, la sua, gestita in piena autononia. “Ho fatto tutto da solo, dai biglietti al viaggio”, racconta orgoglioso il giovane gambiano, che per altro ha già dimostrato di sapersi autogestire visto che è partito da solo dal suo Paese quando aveva appena 15 anni, da solo ha attraversato Senegal, Mali, Burkina Faso, Niger e Libia, poi il mare ed è arrivato a Lampedusa, e da solo è rimasto un anno in una struttura di Agrigento prima di arrivare a Bologna. In Gambia aveva frequentato solo due anni di scuola, qui sta imparando l’italiano e sta frequentando un corso di formazione professionale per tecnico termoidraulico a Forlì.

 

 

“A Crotone ho capito il significato di criminalità organizzata”

“A Crotone ho fatto subito amicizia con il mio gruppo, tutti giovani italiani provenienti da Milano, Firenze e Roma. Eravamo tre ragazzi e sei ragazze e abbiamo svolto ogni giorno un’attività diversa”, spiega. “Nell’ostello che ci ospitava facevamo tutto in autonomia, dalle pulizie alla cucina. Siamo stati bene insieme e dopo questa esperienza siamo rimasti in contatto, ci sentiamo sui social”. L’alloggio è una casetta dedicata alla Madonna del Carmelo nella disponibilità della coop sociale Kroton Community che, quando non ospita i campi estivi di volontariato, viene utilizzato per l’accoglienza di nuclei familiari in difficoltà abitativa e come punto di ritrovo per attività di formazione e promozione sociale.

Durante il soggiorno in Calabria, Ensa ha potuto vedere anche immobili confiscati alle mafie e capire cos’è la criminalità organizzata. “Non avevo mai sentito parlare di mafia prima di arrivare in Italia – dice –; ora so che i mafiosi sono persone violente e criminali che agiscono contro la legge. Durante il campo di Libera ci hanno portato a vedere i venditori abusivi sulle spiagge e ci hanno spiegato che vengono sfruttati dalla criminalità. Ma per capire che cos’è davvero la mafia mi è servito soprattutto parlare con una signora anziana a cui tanti anni fa hanno ucciso il figlio perché era andato a giocare in un posto dove non doveva”.

Al lavoro nella mensa per i poveri e tra i senza casa

Il primo giorno i ragazzi sono stati portati in giro per la città e sono state mostrate loro alcune situazioni di marginalità. Poi, dal secondo giorno, sono stati messi all’opera. “Abbiamo cucinato in una mensa per i poveri e preparato i tavoli – racconta Ensa – Nel pomeriggio siamo stati portati nei locali di una grande chiesa dove c’erano tante persone adulte disabili. Le abbiamo fatte giocare e divertire. Sono stato bene con loro e mi sono sentito utile”. Il terzo giorno hanno partecipato alla Festa di Libera a Cirò Marina e a un convegno contro lo sfruttamento lavorativo organizzato dalla CGIL con la presidente della Commissione parlamentare antimafia Rosy Bindi e il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho. “Abbiamo incontrato un gruppo di ragazzi provenienti dall’Università di Roma che la sera sono venuti a cena a casa nostra”.

Molto coinvolgente l’esperienza del giorno successivo: “Siamo andati con un camper a distribuire cibo a persone senza casa, che dormono in stazione. Erano tantissime”. A guidarli i volontari di strada che a Crotone gestiscono il campo della speranza “On the road”, un’associazione di ispirazione cristiana – che accoglie credenti di ogni fede e religione e non credenti con il comune obiettivo di aiutare chi non ha nulla – e che ogni sera prepara circa 200 pasti e li distribuisce ai tanti che vivono per strada. Un’altra attività a contatto con chi ha poche o nessuna risorsa è stata quella di raccolta e distribuzione di indumenti e il servizio nell’emporio solidale “I cinque pani”, un supermercato a punti riservato alle categorie più disagiate. Attività ancora diverse sono state svolte nell’ultima giornata quando i volontari hanno pulito e risistemato un parco giochi per bambini.

“È stata una bella esperienza – conclude il giovane gambiano – Mi sono sentito accolto, ma soprattutto ho capito l’importanza di aiutare chi ha meno di te. Mi ha insegnato che bisogna dare una mano agli altri, non solo a chi ha problemi ma in generale alla collettività. Io adesso ne faccio parte e sono orgoglioso di potervi contribuire”.