Peace, da “ribelle” a impeccabile cameriere per hotel di lusso

In un solo giorno dai capelli lunghi e rasta a un taglio più corto e a una divisa impeccabile da cameriere. È risaputo che l’abito non fa il monaco, ma certi passaggi fondamentali nella vita di una persona sono a volte accompagnati da un drastico cambio del proprio look. Un esempio è quello di Peace, diciottenne nigeriano ospite della struttura SPRAR Casa Cirenaica di Bologna, gestita da CEIS A.R.T.E.  Arrivato in Italia due anni fa, ancora minorenne e parecchio “ribelle”, Peace ha saputo maturare in fretta cogliendo al volo le occasioni che gli si sono presentate lungo il cammino. Oggi, appena concluso un tirocinio come cameriere in un hotel di lusso, guarda con ottimismo a quello che verrà e si sente più forte grazie all’esperienza importante che ha maturato negli ultimi mesi. Eppure non era cominciata nel migliore dei modi.

“Sono scappato a Bologna e ho trovato una casa”

“Sono sbarcato in Sicilia alla fine di ottobre del 2016 e sono rimasto per qualche mese in un centro dove non potevo fare nulla – racconta Peace, in un italiano molto fluente -. Così sono scappato e sono venuto a Bologna dove mi sono presentato alla polizia in stazione. Siccome ero minorenne sono andato ospite di Casa Merlani, in via Siepelunga. Ci sono rimasto otto mesi, durante i quali andavo a scuola per imparare la lingua. Poi mi sono trasferito al Villaggio del Fanciullo e da qualche mese vivo in un appartamento di via Libia. Quest’anno ho studiato e ho ottenuto la licenza di terza media, nel frattempo ho frequentato un corso di cucina in centro, riservato a migranti, che è durato due mesi. Lì ho imparato un po’ di basi per fare il cuoco e ho preso il diploma”.

Fino a qualche mese fa la condotta di Peace non faceva presagire sviluppi positivi. È lui stesso ad ammetterlo: “Prima ero ancora piccolo, non avevo il cervello, non rispettavo le regole che mi davano anche qui nella comunità. Tonin, un operatore albanese che lavora per CEIS, me lo diceva sempre che così non andava bene. È stato soprattutto grazie a lui che ho capito come ci si deve comportare, mi ha fatto mettere la testa a posto e siamo diventati grandi amici. Proprio Tonin, quando ho finito il corso di cucina, mi ha detto che c’era un progetto interessante per me e che sarei dovuto andare a Milano a fare un colloquio”.

 

 

Il tirocinio in un hotel di Ischia per imparare a fare il cameriere

Quell’opportunità era “Impariamo dall’eccellenza”, un progetto filantropico ideato e supportato dalla Fondazione Allianz UMANA MENTE, con l’obiettivo di offrire a ragazzi in situazioni di difficoltà e con alle spalle storie difficili la possibilità di imparare un mestiere, offrendo loro un’esperienza educativa e formativa presso strutture ricettive italiane di eccellenza.

“Il primo colloquio non è andato bene ma al secondo mi hanno preso – prosegue Peace -. Subito dopo l’esame di terza media, il 22 giugno, sono partito per Casamicciola, sull’isola di Ischia. Mi aspettava un tirocinio di tre mesi come cameriere e addetto alla sala bar al Terme Manzi Hotel & Spa. Avevo pochissima esperienza di questo lavoro, avevo solo aiutato mia mamma in Nigeria nella gestione di un ristorante locale. Insomma, era tutto nuovo per me, non sapevo neanche come dovevo vestirmi. E non conoscevo nessuno là. Già il primo giorno il direttore mi ha guardato e, vedendo che ero rasta, ha detto che con quei capelli non avrei potuto lavorare in sala. Per me è stata una scelta difficilissima, perché tenevo tanto ai miei capelli lunghissimi, li tenevo in quel modo da tanto tempo. Però mi sono detto che ormai ero arrivato fin lì e non volevo tornarmene a casa. Così sono andato a tagliarmeli e ho anche trovato un negozio in cui comprare i vestiti da cameriere come avevano gli altri ragazzi che avevo visto al corso. Quando la sera Vittorio, il direttore dell’hotel, ha visto che mi ero fatto i capelli corti ha molto apprezzato il mio gesto e da quel giorno siamo diventati amici”.

Peace ha lavorato per tre mesi come tirocinante e poi, al termine del periodo, il direttore gli ha proposto di fare un altro mese a contratto in uno dei ristoranti stellati dell’hotel. Il 21 ottobre, al termine della stagione, è rientrato a casa a Bologna.

“Gli altri ragazzi non reggevano il ritmo, sono rimasto solo io”

“Gli altri ragazzi che lavoravano con me erano italiani, dai 18 ai 20 anni – racconta Peace -, nessuno di loro ha finito il tirocinio: se ne sono andati prima perché dicevano che era un lavoro troppo duro, non reggevano il ritmo. Sono rimasto solo io, l’unico straniero del gruppo. Il primo turno iniziava alle 7 di mattina, mentre il secondo, per la cena, terminava a mezzanotte, poi andavo a dormire nella mia camera nell’albergo. Con i colleghi mi sono sempre trovato bene, erano molto rispettosi. Anche con i clienti dell’hotel, quasi tutti stranieri, non ci sono stati problemi. La mattina raccoglievo le ordinazioni per la colazione, la cosa che mi piaceva di più fare, poi facevo i caffè, i cappuccini, apparecchiavo e sparecchiavo, preparavo il buffet e lo gestivo. A cena la cosa più difficile: servire ai tavoli portando molti piatti tutti insieme. Durante il tirocinio mi sono fatto un grande amico, Rosario di Napoli, che mi ha insegnato a fare tante cose, per me ora lui è come un fratello. Anche uno chef, Giovanni, è stato importante per me. Alla fine mi mancava Bologna, questa città mi piace e vorrei continuare a vivere qui. Dell’esperienza di Ischia mi è rimasto tanto: innanzitutto ho imparato meglio l’italiano, pure alcune parole in napoletano, e sono cresciuto, ho imparato a capire quali sono le cose importanti e quanto conta avere un lavoro”.

Il mestiere di cameriere piace a Peace, tanto che appena rientrato a Bologna si sta già dando da fare portando il proprio curriculum in tanti hotel della città nella speranza di un contratto. “Sono sicuro che qualcuno mi prenderà”, dice convinto.