Come può l’intelligenza artificiale aiutare chi insegna italiano L2 a persone con background migratorio? Quali opportunità offre e quali attenzioni richiede? Sono state queste le domande al centro di“L’italiano che ispira”, il seminario organizzato il 25 settembre 2026 dal Comune di Bologna, da ASP Città di Bologna, dal CPIA Metropolitano, da CEFAL e dai partner del Progetto SAI, in occasione della Giornata Europea delle Lingue. L’iniziativa, ospitata presso FILLA al Parco della Montagnola, ha visto la partecipazione di oltre cento persone tra insegnanti, educatrici ed educatori, operatrici e operatori dell’accoglienza e della formazione.
Dopo i saluti istituzionali dell’assessore alla Scuola del Comune di Bologna Daniele Ara e di Francesco Camisotti, responsabile del Servizio Protezioni Internazionali di ASP Città di Bologna, la giornata, moderata da Mirca Ognisanti del Centro RiESco, ha approfondito il rapporto tra intelligenza artificiale, didattica e apprendimento dell’italiano come seconda lingua.

La professoressa Chiara Panciroli dell’Università di Bologna ha invitato a superare le letture esclusivamente allarmistiche dell’intelligenza artificiale. «Dobbiamo educare, non allarmare», è stato il messaggio che ha attraversato il suo intervento. Attraverso l’esempio di un progetto realizzato dal Rijksmuseum per rendere le opere accessibili a persone ipovedenti e non vedenti, Panciroli ha mostrato come l’AI possa diventare uno strumento di inclusione. Come l’arte è un patrimonio da rendere accessibile a tutti, anche la lingua può essere considerata un bene comune da condividere e valorizzare.
Richiamando gli studi del neuroscienziato Stanislas Dehaene, la docente ha inoltre evidenziato che l’apprendimento si basa su attenzione, coinvolgimento attivo, riscontro dell’errore e consolidamento. L’intelligenza artificiale non sostituisce questi processi, ma può contribuire a creare le condizioni che li favoriscono. Per questo motivo, oggi più che mai, la progettazione didattica assume un ruolo centrale.
Sul tema della cosiddetta prompt literacy si è soffermata la professoressa Anita Macauda, che ha presentato strumenti e strategie per interagire efficacemente con l’intelligenza artificiale. Definire obiettivi chiari, fornire contesto e riformulare le richieste sono passaggi fondamentali, perché la qualità delle risposte dipende dalla qualità del dialogo costruito con lo strumento. Molto apprezzato anche l’intervento di Francesco Calzone, docente del Liceo Sabin di Bologna, che ha completato gli stimoli di Macauda raccontando l’esperienza concreta della scuola. «L’intelligenza artificiale non mi ha semplificato il lavoro, me lo ha cambiato», ha spiegato, mostrando come utilizzi questi strumenti per adattare testi complessi, creare esercitazioni e costruire percorsi didattici più accessibili. Senza dimenticare i limiti, come le cosiddette “allucinazioni”, che rendono sempre necessaria una verifica critica dei contenuti prodotti dall’AI.
A chiudere la sessione plenaria è stata Claudia Borghetti, docente di Didattica delle lingue moderne all’Università di Bologna, che ha riportato il confronto sul terreno specifico dell’insegnamento dell’italiano L2 nei contesti migratori. Frequenze discontinue, classi plurilivello, scarsità di materiali personalizzati, difficoltà nel valorizzare le competenze pregresse e i repertori linguistici degli studenti sono sfide quotidiane per molte e molti insegnanti. In questo quadro l’intelligenza artificiale può offrire un supporto concreto, ad esempio nell’adattamento dei testi, nella preparazione di attività personalizzate o nella creazione di simulazioni utili da svolgere autonomamente fuori dall’aula.
Ma proprio Borghetti ha ricordato un aspetto emerso più volte durante la giornata: esiste una dimensione dell’insegnamento che nessuna tecnologia può sostituire. L’AI non vede le fragilità, le relazioni, le difficoltà e i progressi che attraversano ogni percorso di apprendimento. Può essere un supporto prezioso, ma non sostituisce lo sguardo educativo e la relazione umana.
Nel pomeriggio i partecipanti hanno lavorato in tre workshop dedicati alla progettazione di attività didattiche con l’intelligenza artificiale, all’uso di ChatGPT nell’insegnamento dell’italiano L2 e alla creazione di risorse inclusive attraverso strumenti di generazione di immagini. La restituzione finale ha confermato il forte interesse per un tema destinato a incidere sempre più sul lavoro educativo.
Dal seminario è emersa una convinzione condivisa: l’intelligenza artificiale può diventare una risorsa importante per l’insegnamento dell’italiano e per i percorsi di inclusione, a condizione che resti uno strumento al servizio della progettazione didattica, della competenza professionale e della relazione educativa.




