Ebou: “Faccio lo scout, diventerò un grande elettricista”

Ebou, giovane gambiano, con la divista scout del gruppo Agesci Bologna 10

Quando ha deciso di lasciare il suo Paese, il Gambia, aveva un progetto semplice ma ben preciso in mente: arrivare in Europa per poter studiare e diventare un grande elettricista. Quando a 16 anni è arrivato in Sicilia ha iniziato a cercare il modo per realizzarlo. Oggi, a 19 anni compiuti, Ebou è sulla buona strada verso il suo sogno. Certo molto c’è ancora da fare per rendere meno fragile il suo percorso, ma le sue risorse personali e quelle del sistema di accoglienza e integrazione fanno essere ottimisti.

Da ormai due anni e mezzo Ebou vive a Bologna, prima ospite di Casa Vizzani, struttura per minori stranieri non accompagnati gestita da Cidas, e poi di Casa Emilia Levante, gestita da coop Arca di Noè, dove risiede tuttora insieme ad altri giovani immigrati.

“In Gambia avevo lavorato un po’ come elettricista, ma non ho mai studiato – racconta -. Così la prima cosa che ho voluto fare, appena qui, è stato prendere la licenza media e iscrivermi a un corso per elettricista. Poi ho frequentato anche un corso di informatica di base e quelli per imparare l’italiano”. La scuola per elettricista, tenuta dal Cefal a Corticella e dedicato a ragazzi tra i 18 e i 21 anni, sia stranieri che italiani, ha avuto una durata di sei mesi e ha permesso a Ebou di ottenere la qualifica di operatore di impianto elettrico.

Al termine del corso, l’Area Lavoro dello SPRAR di Bologna ha trovato un tirocinio trimestrale a tempo pieno per Ebou. “Dalla fine di aprile lavoro presso l’azienda Alfaraee, nella sede di Prunaro di Budrio –aggiunge -. Terminerò alla fine di luglio. Mi trovo molto bene sia con i capi che con i miei tre colleghi, che mi insegnano come fare bene il lavoro. Si tratta di smontare dei PC in maniera corretta e inserendo tutti i pezzi al posto giusto per il riciclo nella raccolta differenziata, in particolare per le componenti elettriche. Anche se non mi assumeranno sarà comunque un’esperienza importante da mettere nel curriculum”.

Oggi Ebou, dopo una lunghissima attesa che ha fatto seguito alla sua convocazione davanti alla Commissione territoriale che doveva pronunciarsi sulla sua richiesta di asilo, gode di un permesso di soggiorno di due anni “per casi speciali”. Questo potrà essere convertito poi eventualmente, alla sua scadenza nel 2021, in un permesso “per motivi di lavoro”. Perciò questi due anni saranno fondamentali a Ebou per trovare un impiego stabile e, di conseguenza, per avviare una sua autonomia abitativa (nella Casa Emilia Levante potrà rimanere fino a settembre, ma la scadenza potrà essere prorogata di qualche mese).

“Ora non mi preoccupa nulla – dice -, ho il mio obiettivo e faccio quello che devo fare per conseguirlo. Per tutto il tempo in cui ho atteso l’esito della Commissione stavo male, non riuscivo a concentrarmi bene sulle cose da fare, sulla strada da prendere, ma ho sempre creduto nella volontà di Dio”.

Ebou ha trovato, da un paio di anni, un’attività che riempie i suoi weekend e il tempo libero ed è un punto di riferimento molto importante nel suo processo d’integrazione. “Quando vivevo ancora in via Vizzani l’operatrice dell’accoglienza che allora mi seguiva mi propose di frequentare un gruppo scout – racconta -. Sapevo della loro esistenza, c’erano anche in Gambia, ma non ne avevo mai fatto parte. Ho trovato subito ragazzi e ragazze come me, di qualche anno più grandi o più piccoli, con cui è nata una bella amicizia. Con il Gruppo Scout Agesci 10 di Bologna, che si riunisce alla parrocchia di Sant’Antonio Maria Pucci, ho fatto e sto facendo tante uscite, quasi tutti i fine settimana. Mi piacciono molto quelle in montagna, come quando siamo stati a Lizzano o in Liguria, ma anche l’estate scorsa in Val di Rabbi in Trentino. A fine luglio andremo una settimana in Grecia, non vedo l’ora. Senza gli scout non avrei mai potuto visitare così tanti posti, in Italia e all’estero, e vedere cose che possono sembrare normali, ma che per me non lo erano: ad esempio non avevo mai visto una cascata in vita mia prima delle uscite in montagna, è stato uno spettacolo incredibile. Nel gruppo siamo una trentina, all’inizio era un po’ difficile farmi capire perché parlavo male l’italiano ma poi mi hanno aiutato, traducendo dal mio inglese, e ora sono pienamente parte del gruppo. Da qualche tempo sono anche capo di un gruppo di lupetti, ragazzini dai 10 ai 13 anni che hanno bisogno di essere seguiti da ragazzi più grandi nelle attività più pesanti, come montare le tende, accendere il fuoco, cucinare…”. Anche la fede religiosa non rappresenta un problema. Agesci è un’associazione d’ispirazione cattolica e i ragazzi del Gruppo si riuniscono spesso in momenti di preghiera. “Io rispetto la loro religione e loro rispettano me – spiega Ebou -, non c’è alcun motivo di non farlo. Resto con i miei compagni quando pregano, anche se non prego insieme a loro. In questo periodo sono in ramadan e loro si adattano alle mie esigenze sul cibo senza difficoltà. Stare insieme al mio gruppo mi fa sentire a casa. E anche Bologna ora è la mia casa, il posto dove vorrei fosse il mio futuro, quando sarò diventato un grande elettricista”.