Bologna e il “Global Compact for Migration”, un cammino da percorrere

“Avete idea di cosa significa stare in mare quando ci sono onde di 5 metri?” ha chiesto il sindaco di Lampedusa Salvatore Martello, intervenendo al convegno su “Global Compact. Migrazione sicura e protezione internazionale dei rifugiati” organizzato da Comune e Università di Bologna il 22 marzo, in collaborazione con la Rete per il Dialogo Euro-mediterraneo.

Lampedusa e i migranti
Parlando della situazione degli sbarchi nell’Isola, Martello ha affermato: “Mi spiegate come si chiude un porto? A Lampedusa nel 2018 sono sbarcate 3000 persone in circa 300 sbarchi. Tutto questo è avvenuto nel silenzio dei media.” Ha tenuto soprattutto a ribadire la normalità e concretezza dei fenomeni migratori, con i quali l’Isola da lui amministrata si confronta ogni giorno, al di là dei tweet e della demagogia. “Nel 2011 con la primavera araba sono sbarcate 35.000 persone e non c’è stato nessun problema di sicurezza, posso dire che a Lampedusa non si è lamentato praticamente nessuno.” È emersa la sua esperienza di mare: “Il ponte di una nave al sole diventa rovente. Come si fa a dire a uno, dopo che è stato 15-20 ore a contatto con un motore: non ti faccio scendere? Oppure: ti rimando indietro? […] Io che sono un pescatore, un marinaio, vedendo affondare una persona, invece che salvarla gli dovrei chiedere: di che nazionalità sei? Se l’Italia rifiuta di discutere anche sulle cose minime, anche su un accordo non vincolante come il Global Compact, allora vuol dire che il nostro paese è proprio cambiato”.

 il sindaco di Bologna Virginio Merola e quello di Lampedusa e Linosa vogliono promuovere un’azione comune per coinvolgere le città italiane nell’adesione ai principi del “Global Compact”

Il “Global Compact for Migration”, un accordo ragionevole
Molto seguito anche l’intervento di Antonio Parenti, diplomatico della Delegazione della UE presso le Nazioni Unite e responsabile del negoziato. Praticamente colui che ha scritto il Global Compact. “Questo accordo nasce dalla crisi migratoria degli ultimi anni – ha spiegato – e da un fortissimo impulso della UE che ha chiesto alle Nazioni Unite di far sì che il tema migratorio diventi globale”. Ha esposto i vari punti, ribadendo che il Global Compact non dice che c’è un diritto alla migrazione, ma che la migrazione è una realtà e un’opportunità, e con l’accordo si può dare una risposta razionale a un problema delicatissimo. Ha poi esposto alcuni dei punti del patto, ad esempio:
obiettivo n. 2, studiare e capire i fattori che spingono alla migrazione e come ridurli, ad esempio i cambiamenti climatici;
obiettivo n. 4, assicurare ai migranti documenti di identità, con obbligo di assistenza da parte dei consolati;
obiettivo n. 5, facilitare vie regolari alla migrazione, in particolare la mobilità lavorativa, anche ad esempio con visti stagionali rinnovabili per evitare il caporalato;
obiettivo n. 13, limitare la detenzione dei migranti, da considerare come ultima opzione;
obiettivo n. 16, sostenere l’integrazione dei migranti e la coesione sociale nei paesi di accoglienza;
obiettivo n. 20, facilitare i trasferimenti delle rimesse dei lavoratori stranieri, importante strumento di sviluppo dei paesi di origine;
“Un punto chiave, su cui la UE ha puntato i piedi – ha concluso Parenti – è l’obiettivo n. 21, che chiede ritorni sicuri e dignitosi dei migranti irregolari, con l’obbligo degli Stati di origine di riammettere e facilitare il reinserimento dei loro cittadini. E’ la prima volta che viene messo nero su bianco. […] “Ho negoziato in vita mia una trentina di accordi internazionali, ma questo è quello di cui vado più fiero, perché è un accordo intelligente, un primo passaggio, l’inizio di un cammino che non finisce con le opposizioni che ci sono state, legittime ma di corto respiro. Perché una migrazione disordinata crea sofferenza, in chi si muove, nei contesti di origine, transito e accoglienza.”

Bologna e il “Global Compact for Migration”, un cammino da percorrere

Le linee di Bologna per l’accoglienza
Si è parlato anche dell’identità della città di Bologna riguardo alla migrazione, con Maria Adele Mimmi, responsabile dei Servizi area welfare, e Annalisa Faccini, responsabile Area protezioni di ASP Citta di Bologna. “Il Comune ha scelto di muoversi sulla base di una collaborazione inter-istituzionale, ha affermato Mimmi, in particolare con la Prefettura, e con una prospettiva regionale che nessun’altra regione ha avuto. Una realtà come l’Hub regionale Mattei, unico in Italia, ha consentito la gestione di 32.000 persone. Si è fatta la scelta fortissima di attuare l’accoglienza diffusa in un sistema SPRAR metropolitano che comporta 1350 posti per Adulti, 402 posti per i Minori (quando l’intera regione Lombardia ne ha 1700)”. Faccini ha proseguito con collegandosi ai cambiamenti portati dal Decreto Sicurezza: “Non c’è un impatto molto forte a breve termine, perché abbiamo molte persone che sono inserite in progetti del sistema SPRAR metropolitano fino al loro termine. Il problema sono i richiedenti asilo, perché la Legge 132 dice che non possono più accedere allo SPRAR, ora SIPROIMI. Possiamo vederlo come un’opportunità: i Comuni saranno chiamati ad impegnarsi maggiormente nel lavoro di integrazione, con funzioni di orientamento legale, mediazione, accompagnamento al lavoro.”

Intervento di Maria Adele Mimmi, responsabile dei Servizi area welfare, e Annalisa Faccini, responsabile Area protezioni di ASP Citta di Bologna.Durante il convegno, il sindaco di Bologna Virginio Merola e quello di Lampedusa e Linosa hanno condiviso l’idea di promuovere un’azione comune per coinvolgere il numero più alto possibile di città italiane nell’adesione ai principi del “Global Compact per una migrazione sicura, ordinata e regolare,” che l’Italia non ha firmato. “Siamo convinti – hanno affermato Merola e Martello – che sia necessario sviluppare patti di collaborazione tra città, ad iniziare da quelle del Mediterraneo, con l’obiettivo di sviluppare rapporti economici, commerciali e culturali. Serve una concreta integrazione, e servono canali di immigrazione legali, ordinati e sicuri da proporre ai rispettivi governi nazionali. Proprio in questo senso è importante diffondere e radicare i principi del Global Compact e il nostro impegno va esattamente in questa direzione”.