“Italia frammentata, ma accogliente e cooperante. La comunicazione deve fare di più”

Contrasto alla grave emarginazione e il sostegno ai migranti nella tavola rotonda a Bologna per I tre giorni del welfare.

Quando si scontrano due forze opposte ma ugualmente forti, quando la realtà viene rappresentata come un “noi contro loro”, indipendentemente che si sia schierati tra i fautori dell’accoglienza a tutti i costi o, all’opposto, tra chi vuole la chiusura assoluta di porti e confini, ecco che nasce la “tempesta perfetta”. Ovvero, un accanirsi quotidiano, dai migranti al welfare, alla sicurezza, che a ben guardare è spesso solo uno scontro comunicativo, fatto di annunci e di insulti, di accuse, di provvedimenti slabbrati o che comunque erodono un sistema di accoglienza e integrazione che sta lavorando – come lo SPRAR, tante istituzioni e il Terzo settore – bene sui territori. Spettatrice impotente, quando non vittima, quella “maggioranza silenziosa” di italiani preoccupata ma anche solidale, per la difesa dell’identità eppure fermamente contraria agli estremismi.

Un caleidoscopio di opinioni e sentimenti, di paure e pulsioni solidali l’Italia, che si riflette in una frammentazione di atteggiamenti verso l’identità nazionale, l’immigrazione, i rifugiati. La fotografia di un Paese confuso ma non perduto, ricco di risorse quanto pervaso dall’inquietudine è emersa anche nella recente convention sul welfare di Bologna, dove si è parlato delle sfide dei servizi per costruire città davvero accoglienti e cooperanti nel corso di un evento tenutosi a Palazzo D’Accursio l’1 marzo e dedicato a “Il contrasto alla grave emarginazione e il sostegno ai migranti”.

 

L’Italia frammentata: una ricerca More in Common

“In Italia è tempo di barriere, l’89% della popolazione descrive la nazione come divisa, i cittadini sono profondamente frustrati dalla classe dirigente, dalla corruzione e dalle disuguaglianze, hanno l’impressione che il sistema sia marcio e temono per la mancanza di opportunità con cui si scontrano le nuove generazioni. Sono delusi da un’Unione europea che non ha saputo sostenerli, e sono particolarmente irritati nei confronti degli altri paesi che non hanno aiutato l’Italia a gestire le frontiere marittime. In un’epoca di profondo scetticismo verso le soluzioni convenzionali, cercano un cambiamento”. E’ quanto emerge da un’indagine 2018 di IPSOS, condotta attraverso 2000 interviste commissionate da More in Common (organizzazione non profit) insieme a Social Change Initiative.

“L’incremento delle divisioni sociali è un tratto comune a molti Paesi, compresa l’Italia – sottolinea Marìka Surace, Direttrice Comunicazione Strategica CILD (Coalizione Italiana per le Libertà e i Diritti Civili). Colpa dell’insicurezza economica, delle crescenti diseguaglianze, dei cambiamenti culturali e demografici, dell’indebolimento delle comunità locali. Una vulnerabilità crescente di cui hanno approfittato forze estremiste. Ma la realtà ha più sfaccettature, in campo non ci sono solo gli ‘accoglienti’ e i ‘razzisti’ quando si parla di migranti e rifugiati. E poi c’è un problema di comunicazione. C’è chi si informa (e forma) solo sui social, dalla ricetta per la torta di mele ai vaccini, e c’è una stragrande maggioranza che ancora guarda solamente la televisione generalista, dove tutto è superficiale. Professionisti del linguaggio hanno quindi giocato bene sulla paura, sugli annunci, sui dati ‘sparati’ a caso, sulle urla. Di fronte, si è registrata un’insufficiente attenzione nei confronti dell’importanza della comunicazione, del raccontare e valorizzare le esperienze positive, a partire da quanto fatto nelle città e dal sistema SPRAR, del cercare canali di contatto e interazione efficace”.

Eppure, una luce in fondo al tunnel pare esserci, e non è necessariamente quella del treno che arriva in corsa. La ricerca IPSOS, infatti, dice che c’è ancora un 48% di italiani in posizione mediana, che non ha idee e convinzioni assolute, insicuro sul da farsi e su chi merita di essere creduto. E che già oggi, che l’emergenza sbarchi non è più in prima pagina, chiede anzitutto, con sempre maggior vigore, risposte su lavoro, servizi, istruzione, disuguaglianze.

 

Palazzo d’accursio, Sala Farnese, evento sul contrasto alla grave emarginazione e il sostegno ai migranti

Accoglienza e ospitalità tratti fondamentali della società italiana

“C’è ancora molto da fare – prosegue Surace – l’insicurezza percepita resta alta, un uso sofisticato della tecnologia digitale e una narrativa semplificata ancora dipingono l’immigrazione come un’invasione, i migranti come una minaccia per la sicurezza, l’economia e la cultura, e le élite governative come distanti dalla realtà e incapaci di controllare le frontiere. Tuttavia, la maggioranza degli italiani prova sentimenti di solidarietà ed empatia per gli stranieri. Molti italiani non sono fermi su una posizione ‘aperta’ o ‘chiusa’ in materia di minoranze come i migranti, i rifugiati e i musulmani, e pur essendo preoccupati per la gestione della crisi migratoria, in tanti desiderano anche un paese accogliente e ospitale. Questo evidenzia quanto sia importante non trarre conclusioni semplicistiche quando si tratta delle idee e convinzioni degli italiani, ad esempio dando per scontato che i timori per l’integrazione culturale dei migranti si traducano necessariamente nel sostegno a politiche estremiste. Gli italiani considerano ospitalità e accoglienza come tratti fondamentali della società italiana e vogliono che l’Italia abbia un ruolo nell’aiutare le persone che sono state costrette a fuggire per le condizioni disperate nel loro paese. Tuttavia manifestano anche profonda preoccupazione circa la capacità dell’Italia di gestire efficacemente la migrazione e pochissima fiducia nello status quo. Chiedono che il sistema di gestione della migrazione sia organizzato in modo equo e competente e vogliono che i nuovi arrivati si integrino, rispettino la cultura italiana e diano un contributo alla società. Come uscire dalla tempesta perfetta? Ci vorrà pazienza. E bisognerà unire le forze in un progetto di comunicazione coerente, che coinvolga tutti. Che parta appunto dalla conoscenza di ciò che pensano davvero gli italiani e dall’utilizzo di ciò che li spaventa in un’opportunità di dialogo e di rassicurazione. Non serve a niente giudicare le persone se non capiscono. E’ utile piuttosto riuscire a parlare a tutti”.