La Conferenza metropolitana e il Decreto Sicurezza: “Effetti pesanti, un’altra via è possibile”

La Conferenza metropolitana e il Decreto Sicurezza: “Effetti pesanti, un’altra via è possibile”

“Dobbiamo reagire con responsabilità, sull’immigrazione si propaganda insicurezza per una manciata di voti. Accogliere o meno è un falso interrogativo, perché nei fatti l’Europa invecchia, e le migrazioni sono un fatto epocale che va governato. Per questo avanzeremo proposte per cambiare la legge. Assieme alle associazioni, alle cooperative sociali, a tutti i sindaci saremo impegnati a spiegare ai cittadini che la paura è infondata. Il Decreto Salvini, in realtà, farà aumentare le persone che dovranno essere seguite dai servizi sociali e sanitari. Noi, invece, intendiamo proteggere tutti i cittadini, senza distinzioni. Ci vogliono trasformare in una società di estranei, ognuno rinchiuso nella propria casa, invece abbiamo bisogno di comprendere che il futuro è convivere”.

Gli effetti sul sistema SPRAR e le proposte in campo

Il sindaco di Bologna, Virginio Merola, ha così concluso venerdì scorso un appassionato confronto, in sede di Città Metropolitana, sui pesanti effetti che il Decreto Sicurezza avrà sul sistema SPRAR. Il modello bolognese di accoglienza diffusa in questi due anni ha funzionato ma ora è sotto attacco. Occorre mettere in campo idee che sappiano dare il senso di una risposta civile ed efficace della comunità metropolitana e nessuno si tirerà indietro. Questo il senso degli interventi che si sono succeduti: sindacati, sindaci, cooperative sociali, rappresentanti della diocesi, famiglie affidatarie.
I numeri raccontano oggi di oltre un migliaio di persone nell’accoglienza SPRAR e di 870 nei CAS. “Un sistema virtuoso che non potremo conservare e sviluppare come avevamo pensato – ha sottolineato l’assessore alla sanità e al welfare del Comune di Bologna, Giuliano Barigazzi -. Lo SPRAR accoglie per integrare ed è l’unico vero processo di avviamento a una vita autonoma e regolare. Il Decreto Sicurezza toglierà servizi e molte persone non sapranno dove andare. Stiamo parlando di famiglie con minori, adolescenti, vulnerabili. I nuovi bandi per la gestione dei CAS che saranno emessi dalle Prefetture stravolgeranno tutto e le spese sociali e sanitarie dei Comuni subiranno un incremento sensibile. A tutte queste incognite dobbiamo rispondere confermando e consolidando un sistema di governance metropolitana che consenta di mandare a buon fine i percorsi avviati; attraverso il mantenimento del coordinamento inter-istituzionale con Prefettura, Questura e ASL e rafforzando i legami con tutti i soggetti che si occupano di lavoro, ragionando anche con le imprese. Costruendo quindi un ‘Tavolo permanente’ di tutta la rete dell’accoglienza del territorio metropolitano per salvaguardare quel patrimonio di integrazione che abbiamo costruito nel tempo”.
Fare squadra, dunque, è il senso del messaggio lanciato dalla Conferenza metropolitana bolognese. Senza che nessun Comune si senta abbandonato, con proposte e strumenti in grado di contrastare gli effetti del Decreto Sicurezza e dare risposte ai nuovi bisogni sociali che emergeranno. Avviando, nel contempo, un percorso che punti sulla responsabilità e non sulla disobbedienza civile, che coinvolga tutti i Comuni italiani oggi in prima fila nel voler offrire proposte e prospettive diverse.

Un “Tavolo metropolitano” e più comunicazione

“Il Tavolo dovrà anzitutto capire le paure dei cittadini – ha insistito il sindaco Merola – e far comprendere, concretamente, che altre scelte sono possibili rispetto a quelle del governo. Il modello Bologna funziona, i dati rispondono a chi semina paura. Ma quanti sanno quello che abbiamo fatto? Dobbiamo parlare di più con i nostri cittadini. Raccontare le esperienze positive, valorizzare i dati e costruire proposte. Senza cadere nella trappola di chi spinge per la contrapposizione, di chi vuole reprimere i migranti e separarli dal resto della popolazione. Dobbiamo costruire consapevolezza e consenso in settori sempre più ampi della popolazione. Ascoltando, dando maggiori sicurezze ai cittadini, comunicando di più le nostre ragioni e il valore dei nostri interventi. A gennaio dovremo essere pronti con un documento che abbia le parole giuste e contenga azioni che siano in grado di non lasciare per strada nessuno. Un’altra via è possibile, come l’esperienza bolognese insegna”.