“Protezione Internazionale e minori: i percorsi di accoglienza proseguiranno”

“C’è un prima e un dopo. Un sistema di presa in carico, accoglienza, formazione, integrazione di adulti, famiglie e minori stranieri prima della data del 4 ottobre 2018 e ciò che sta accadendo a seguito dell’approvazione della Legge 132/2018, meglio conosciuta come Decreto Sicurezza”. Così afferma Ilaria Arcara, Responsabile Unità Operativa del Servizio Sociale Protezione Internazionale e Minori Stranieri non Accompagnati.
Un “pool” di assistenti sociali afferenti all’ASP, per conto del Comune di Bologna, opera dal settembre 2017. Si tratta di un servizio integrato, dove sono affluiti lo Sportello immigrati e il Servizio Minori Stranieri non Accompagnati, che si occupa di adulti (singoli, nuclei familiari e monogenitoriali) richiedenti protezione internazionale, di di adulti che hanno un riconoscimento di protezione internazionale (status di rifugiato o prot. Sussidiaria) o di protezione umanitaria che ancora non hanno avviato un percorso di autonomia e di cittadini MSNA.

Un “pool” di assistenti sociali
E’ assicurato l’accesso diretto per 4 giorni alla settimana, la presa in carico, l’accompagnamento nelle procedure di domanda di protezione internazionale; dalle segnalazioni per i percorsi di avvio alla prima o seconda accoglienza all’interazione con i servizi territoriali e il Terzo settore per la costruzione di percorsi di autonomia, sino alla collaborazione con i servizi educativi e di tutela per i minori, il campo di intervento è ampio e complesso.
“E’ importante conoscere la storia – sottolinea Arcara, – Bologna ha aderito e partecipato al sistema SPRAR e ai suoi bandi sin dalla nascita. A fronte dell’incremento degli sbarchi e ai nuovi fenomeni dell’immigrazione, Comune e Prefettura hanno fatto la scelta di strutturare nel territorio servizi di prima e seconda accoglienza e si sono avviati i processi di trasformazione dei CAS in SPRAR. Si è passati da 130 posti di accoglienza ai più di mille nel periodo 2017-2020, a cui bisogna aggiungere i beneficiari dei progetti FAMI e degli interventi per l’accoglienza dei MSNA. Si sono messe in campo azioni di co-progettazione per garantire alla città e all’area metropolitana percorsi di accoglienza con garanzia di funzionalità ed uniformità nella gestione del servizio. Il Comune ha affidato ad Asp il coordinamento di questi processi per fornire a tutti le stesse opportunità. Quindi c’è stata l’attivazione del nostro Servizio unitario per prendere in carico i beneficiari, gestire i casi complessi in uscita, inserire i migranti all’interno dei percorsi metropolitani, tutelare al meglio famiglie e minori, e tanto altro. Consulenza legale e attività di accesso e ascolto sono la base per strutturare risposte alle necessità di informazione, orientamento, intervento, per arrivare poi a formulare progetti di autonomia”.

Il coordinamento di ASP, la gestione “trasversale” e il valore della comunicazione
“Il coordinamento del progetto da parte di ASP viene garantito, accanto al lavoro delle assistenti sociali, da una équipe che, a stretto contatto con gli operatori degli Enti gestori, programma ed implementa le azioni volte alla formazione professionale e all’inserimento lavorativo delle persone ospiti del progetto, alla mediazione culturale ed alla tutela e orientamento legale – spiega Giuseppe Nicolini, Coordinatore progetto SPRAR MSNA, ordinari e DS/DM -. Il tutto viene gestito trasversalmente, favorendo le competenze specifiche di ognuno e provando ad offrire le migliori opportunità a ciascun beneficiario SPRAR. Un’attenzione particolare infine viene dedicata alle azioni volte alla comunicazione del progetto ed alla sensibilizzazione della cittadinanza, al fine di condividere quanto promosso dallo SPRAR, rendendo aperte e accessibili le strutture per dialogare e progettare ogni intervento assieme alla comunità ospitante”.

Il “prima” e il “dopo” Decreto Sicurezza: da SPRAR a SIPROIMI, ma il sistema “tiene”
Del “prima e del dopo”, di numeri e azioni, di successi e difficoltà, di un presente incerto e un futuro che si annuncia tutto da conquistare, parla ancora Ilaria Arcara. “Anzitutto, a Bologna non si abbandona nessuno per strada, perché ci sono servizi garantiti per legge e comunque un modello di accoglienza che non si intende smantellare, mentre la Legge 132/2018 si fonda sull’idea che i migranti non debbano più arrivare in Italia. O che possano farlo solo sulla base di canali umanitari che ad oggi, mancando sia una legislazione orientata in tal senso sia un vero piano strategico, risultano marginali. La legge cerca inoltre di ‘cancellare’ chi è già presente sul territorio nazionale; con l’eliminazione del permesso per motivi umanitari, sostituito da permessi per ‘casi speciali’, molto più tenui, di minore durata e di difficile conversione”.
Nel frattempo lo SPRAR ha cambiato nome, viene ora definito Sistema di Protezione per Titolari di Protezione Internazionale e per Minori non accompagnati (SIPROIMI) e la modifica apportata riguarda il target dei beneficiari, che ha escluso i richiedenti asilo e i titolari di protezione.
“Nonostante tutto ciò, l’assetto territoriale metropolitano costruito a favore di richiedenti asilo e rifugiati ha mostrato una tenuta rispetto ai mutamenti introdotti dal Decreto Sicurezza – sottolinea Annalisa Faccini, Dirigente Servizio Protezioni Internazionali ASP Città di Bologna -. Evidentemente le scelte di programmazione degli ultimi anni hanno permesso di mantenere condizioni accettabili e dignitose. Si tratta quindi di non venir meno alla ‘tenuta’, che significa salvaguardare ciò che si è costruito apportando le modifiche che saranno necessarie, da verificare quotidianamente. Considerando che non sono ad oggi previste riduzioni di budget, né di servizi offerti. Il progetto SPRAR metropolitano oggi è quindi a pieno regime, con tutti i posti occupati e anche una lista di attesa. Si tratta dunque di portare a termine, con maggior successo possibile, i percorsi delle persone inserite: per questo stiamo intensificando gli sforzi, in particolare nella ricerca del lavoro e di soluzioni alloggiative post accoglienza”.

Il ruolo della Conferenza dei sindaci
In questo percorso parte attiva e rilevante ha la Conferenza dei sindaci della Città Metropolitana, che ha deciso l’attivazione di un Tavolo tecnico metropolitano – finalizzato a condividere iniziative e risorse per sostenere i percorsi di integrazione delle persone accolte, sia nella fase post accoglienza sia, specie per i CAS, per integrare tramite la sussidiarietà interventi e attività legate alla fase di accoglienza – che coinvolge la Città Metropolitana, i Servizi di Bologna e dei Distretti, i Sindacati, i gestori dello SPRAR, la rete Bologna Accoglie, Insieme per il Lavoro, Sportello Comunale del Lavoro e Servizi Distrettuali per il Lavoro.
“Il percorso è stato organizzato in tre ambiti tematici – conclude Faccini -. Il lavoro: per finalizzare l’attività di ricerca e di inserimento lavorativo per le persone in accoglienza, e per favorire la conversione dei permessi di soggiorno umanitari in permessi per lavoro o attesa occupazione. La tutela legale: per concordare strategie comuni tra i diversi soggetti che esercitano l’advocacy per sostenere i migranti nei loro percorsi di regolarizzazione, ponendosi come interlocutore “forte” rispetto alla Questura, alla quale si chiede collaborazione per evitare lo scivolamento verso la irregolarità delle persone presenti sul territorio. La casa: per favorire il raccordo fra tutte le iniziative di accoglienza e di ricerca di soluzioni alloggiative per i beneficiari CAS e SPRAR in uscita dai progetti”.