“Tutrici volontarie, una scelta che premia: noi e i ragazzi”

Le motivazioni dietro un gesto d’altruismo possono avere sfumature diverse, ma sono accomunate dal desiderio di rendersi utili. “Per me è un principio basilare di umanità, se c’è un ragazzo da solo qui in Italia non posso pensare di non fare qualcosa per lui, anche come madre mi risulta impossibile”, spiega Elena. “Volevo fare un’azione tutto sommato piccola, qualcosa che servisse per fare stare meglio un minore ma che fosse anche un modo per impegnarsi e per comprendere meglio ciò che sta accadendo in Italia con l’immigrazione”, dice Maria.
Elena Zaccherini e Maria Favaro da qualche mese sono tutrici volontarie di due minori stranieri arrivati in Italia non accompagnati. Essere tutori volontari significa dare la propria disponibilità ad esercitare la rappresentanza legale di minorenni nelle situazioni della vita quotidiana, pratiche e burocratiche, in cui se ne presenti la necessità. Pur restando la struttura e il sistema di accoglienza – quindi gli operatori, gli educatori, gli assistenti sociali, ecc. – il riferimento principale e legale per il giovane migrante, il tutore incarna una figura esterna importante sia per il suo processo di integrazione che per la vigilanza che può avere sul suo benessere e sulle condizioni di accoglienza, sicurezza e protezione.

Un corso di formazione e si diventa tutori

La tutela volontaria è solo uno dei percorsi di vicinanza solidale seguiti da un’équipe dedicata costituita da ASP Città di Bologna e Cooperativa Cidas che ha l’obiettivo di offrire accoglienza, tutela e integrazione ai minori stranieri non accompagnati.
Per diventare tutori si deve rispondere al bando di formazione e selezione pubblicato dal Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza della propria Regione. Una volta accolta la domanda si può partecipare al corso di formazione di 30 ore che, sul territorio di Bologna, è organizzato dall’équipe di vicinanza solidale in stretto raccordo con l’Ufficio della Garante per l’infanzia e l’Adolescenza.
Il primo corso di formazione si è svolto nella primavera del 2018 e, dopo il tempo necessario all’équipe Vesta per decidere gli abbinamenti più opportuni, sono partiti i primi tutoraggi. Una volta selezionati, i tutori incontrano gli educatori che, nelle varie comunità di accoglienza, seguono da vicino i ragazzi. È l’occasione per condividere informazioni e attese, per capire meglio in cosa consisterà il compito che ci si appresta a intraprendere.
Ad oggi nella Città Metropolitana di Bologna sono 65 gli iscritti nell’elenco dei tutori volontari, 42 dei quali disponibili (i restanti, nella maggior parte dei casi, hanno completato un percorso di tutoraggio ma prima di intraprenderne un altro preferiscono continuare a seguire informalmente e a distanza i ragazzi di cui si erano occupati). Dopo il nuovo corso formativo, ora in svolgimento, circa 70 nuovi tutor si metteranno a disposizione.

Il primo obiettivo è creare una relazione ed essere punto di riferimento

“Ho saputo dell’esistenza del progetto quasi per caso – racconta Maria, che è impiegata in un sindacato -. Nel mio lavoro incontro spesso stranieri, ma quasi mai dei migranti. Così mi è capitato spesso di chiedermi se li conoscevo davvero, se sapevo qualcosa sulle loro motivazioni e su come vivevano una volta arrivati in Italia. Oltre un anno fa ho deciso di partecipare a un incontro informativo sul tutoraggio a San Lazzaro di Savena, dopodiché ho fatto domanda. Al corso di formazione ci è stato spiegato, e ce ne accorgiamo giorno dopo giorno, che ciò che serve davvero ai ragazzi è un referente adulto, qualcuno che possa costruire con loro una relazione che sia utile”.
“Con la mia famiglia abbiamo vissuto e lavorato 11 anni in Africa come cooperanti e quindi avevo ben chiare quali potessero essere le necessità di un adolescente che si trova ad essere solo in un Paese straniero come il nostro – dice Elena -. I miei figli hanno circa la sua età e tante cose in comune. L’obiettivo che ci siamo dati è perciò essere una piattaforma di cui può fidarsi, essere in grado di dargli i vari pezzettini che gli mancano per una sua integrazione positiva”.
I ragazzi di cui sono tutrici Elena e Maria hanno entrambi 17 anni. M. è partito dal Benin quando aveva 13 anni, più o meno la stessa età di K. quando ha iniziato il suo lungo viaggio dal Gambia verso l’Europa. Sia M. che K. vivono ancora in strutture di accoglienza dedicate ai minori ma hanno già intrapreso con successo un cammino di lavoro e di autonomia, aiutati anche da Elena e Maria.

“M., un ragazzo serio e solido, che ha tante cose in comune con i miei figli”

“Seguo M. da novembre scorso e proseguirò fino alla maggiore età, a novembre prossimo – dice Elena -. Non ha necessità di un aiuto quotidiano ma di un aggancio positivo al nostro mondo. Lavora tantissimo ed è molto solido in tutto quello che fa. Da noi viene a cena in famiglia un paio di volte alla settimana o nel weekend. È diventato amico dei miei figli, anzi viene più volentieri a trovarci se sa che a casa ci sono loro. Chiacchieriamo, guardiamo la tv insieme e coi ragazzi, che sono cresciuti in Senegal, si diverte a guardare i video degli Youtuber africani. Fa l’elettricista e a Natale scorso ha voluto addobbare lui l’albero con le luci. Se avrà delle ferie speriamo di poter fare le vacanze insieme, ma sappiamo che in questo momento le vacanze non sono certo la sua preoccupazione principale, per lui vengono prima il lavoro e l’obiettivo che si è dato. Le incombenze burocratiche che devo affrontare come tutrice non sono granché: ora stiamo facendo il passaporto, per cui ci siamo incontrati un paio di volte con delle avvocatesse per consigli legali. Poi, ad esempio, se quando finirà lo stage gli verrà fatto un contratto di assunzione sarò io a doverlo firmare. Quando il periodo di tutoraggio finirà non avrò più una relazione formale con lui, ma il legame umano non si cancella a comando, quello proseguirà. Avrà anche il problema di trovare una casa: noi una stanza in più non l’abbiamo, perciò cercheremo di aiutarlo a cercare un alloggio”.

“Il nostro compito è dare ciò che a loro serve di più”

“Non ho figli, vivo con il mio compagno che quindi è stato coinvolto in questa mia esperienza – racconta Maria -. K. sta facendo uno stage come fornaio, lavora per lo più di notte quindi ha orari un po’ diversi dai miei. È molto indipendente, serio sul lavoro, e ci tiene ad avere una sua vita autonoma. A volte viene a casa a trovarci ma ci sentiamo comunque tutti i giorni. All’inizio ero soprattutto io a chiamarlo, ora spesso si fa vivo anche lui. Nonostante la tanta esperienza che si è fatto, anche suo malgrado, resta comunque un adolescente, con i suoi sogni e le sue insicurezze. Ad esempio mi ha fatto molto piacere che mi abbia telefonato per raccontarmi della sua fidanzata, una studentessa figlia di immigrati già molto ben integrata. Insomma, il rapporto con K. si è creato nei tempi e nei modi dettati da lui e condivide con me solo ciò che vuole. All’inizio pensavo di non essergli utile perché sembrava disinteressato, ma poi ho capito che ha bisogno di una figura femminile di riferimento, che da lui non pretenda nulla, a cui potersi appoggiare anche solo per raccontare qualcosa a cui tiene. Ciò che conta è dargli ciò che a lui serve davvero, non altro. Ora lo sto aiutando a preparare l’esame per la patente, a luglio diventerà maggiorenne e il mio tutoraggio, iniziato a gennaio, terminerà. Non lo abbandonerò di certo, vedrò se potrò essere utile in qualche modo. Dopodiché valuterò se proseguire come tutrice con altri ragazzi”.

Verso un gruppo dei tutor nell’associazione “Famiglie accoglienti”

Elena e Maria appartengono a un gruppo di tutori che stanno cercando di creare una associazione per avere più visibilità e far conoscere meglio a livello cittadino questa opportunità che tutte le persone con più di 25 anni possono provare. “Dopo diverse riflessioni abbiamo deciso di confluire nell’associazione ‘Famiglie accoglienti’, già ben strutturata e che comprende anche famiglie che ospitano in casa minorenni stranieri – spiegano -. Vorremmo farci portavoce delle esigenze dei ragazzi e anche delle proposte dei tutori per migliorare ancora il percorso di integrazione”.
Pur essendo numerosi, i tutori volontari attuali non sono sufficienti per tutti i minori stranieri presenti sul territorio. La speranza dell’associazione è perciò anche quella che tanti altri si uniscano al progetto. “Una delle preoccupazioni che può fermare lo slancio dei volontari è quella delle responsabilità legali verso il minore – chiarisce Elena -. In realtà non è questo l’aspetto centrale del tutoraggio, e comunque la responsabilità resta in carico principalmente alle strutture e al sistema di accoglienza dei giovani. Un altro timore può essere quello di non avere tempo sufficiente da dedicare loro, invece ho scoperto, e ci tengo a dirlo a chi avesse dei dubbi, che nella vita quotidiana di chiunque c’è spazio anche per questo, cioè per un impegno che non è invasivo e opprimente, che non toglie nulla a noi stessi e alle nostre famiglie e che, anzi, ci dà qualcosa in più”.