Il pane di Mohammed, le saldature di Alì: il lavoro sarà la porta per il futuro?

L’Antico Forno Corsini nel centro storico di Porretta Terme

Fare il pane è un lavoro pesante, come lo è anche battere e saldare il ferro. Mestieri manuali nobili ma molto impegnativi, che non sono certo in cima alla classifica dei più desiderati. C’è però chi ha trovato in questi lavori la concreta possibilità di integrarsi e la speranza di cominciare una nuova avventura di vita nel nostro Paese. Mohammed Konte e Alì Kone vengono dalla stessa terra, il Mali, e da oltre un anno condividono lo stesso tetto, insieme ad altri otto giovani, nella casa adibita a CAS gestita dalla cooperativa Lai-momo a Castel di Casio, sull’Appennino bolognese. Al mattino presto prendono l’autobus che li porta a valle, dove scorre il fiume Reno. Mohammed scende a Porretta Terme, Alì arriva poco più giù, a Silla, frazione di Gaggio Montano. Grazie al servizio di orientamento al lavoro nell’ambito dei progetti di accoglienza, gestito dalle coop. Lai-momo e Abantu tramite l’operatrice Tullia Benati, entrambi hanno trovato un impiego in cui possono svolgere mansioni che, in parte, già conoscevano.

Mohammed, che oggi ha 20 anni, in Mali ha fatto filoni di pane in un forno per oltre un anno; Alì invece, che di anni ne ha 26, ha avuto qualche esperienza da saldatore sia al suo Paese che durante il lungo viaggio che lo ha portato in Italia. I due ragazzi, una volta arrivati nella struttura di accoglienza del bolognese, hanno incontrato sulla loro strada degli imprenditori che apprezzano le loro capacità e la dedizione che stanno mettendo in ciò che fanno. Questi sono perciò pronti – come ci hanno raccontato – a fare tutto il possibile per stabilizzare i due giovani e facilitare il successivo ottenimento di un permesso di soggiorno per motivi di lavoro, qualora l’esito della Commissione Territoriale che sta esaminando la loro richiesta di protezione internazionale dovesse risultare positivo.

 

Mohammed inforna la crescenta al Forno Corsini di Porretta Terme

 

“Non dimentico l’emozione nei suoi occhi quando ha visto il pane”

Mohammed arriva ogni mattina in centro a Porretta con il bus delle 7, poi risale lungo il Rio Maggiore e si presenta puntuale al lavoro alla “Forneria Corsini”, il forno più antico dell’intera provincia di Bologna. Ha sede nell’abitato storico di Porretta fin dal 1875 e in quei locali è nata la ricetta del famoso Tortino Porretta, una sorta di merenda-mito per i bambini bolognesi. In quasi un secolo e mezzo di attività, cinque generazioni della famiglia Corsini si sono passate il testimone e ora tocca a Ivo portare avanti questa rinomata bottega storica. Con piacere ci parla di Mohammed: “È con noi da un anno e tre mesi, fin da quando ce lo ha presentato Tullia spiegandoci che era suo desiderio lavorare in un panificio. Non aveva ancora una grande esperienza ma sicuramente tanta voglia di imparare, me ne sono accorto subito quando ho visto come guardava il pane, l’emozione che aveva negli occhi – racconta Ivo Corsini -. Avevamo già avuto lavoratori stranieri prima, ma nessuno in gamba come lui. È stato senza dubbio fondamentale mettergli accanto Sergio, un nostro dipendente storico, esperto, sensibile ma anche severo se necessario. Sergio lo ha formato trasmettendogli i princìpi che per noi sono importanti: ordine, pulizia, rispetto del lavoro e dei colleghi. Bisogna dire che Mohammed aveva già in sé questi valori ed è il motivo per cui siamo soddisfattissimi di lui. È pignolo in tutto quello che fa e ci mette passione e impegno anche più di quanto gli sarebbe richiesto. Gli abbiamo fatto un contratto a tempo determinato che presto scadrà e abbiamo intenzione di assumerlo a tempo indeterminato o con almeno 3-4 anni di apprendistato. Dipenderà solo dalla burocrazia e da ciò che ci consentirà di fare la normativa vigente. Fosse solo per noi sarebbe già un nostro dipendente stabile”.

Per gli spostamenti Mohammed utilizza solo i mezzi pubblici e deve stare ovviamente ai loro orari. Così non ha la possibilità di fare il turno di notte e, per il momento, lavora solo la mattina al forno Corsini.

“Alcune volte rimane anche oltre l’orario previsto, di sua iniziativa, perché gli fa piacere stare qui e imparare sempre qualcosa di nuovo – prosegue il titolare del panificio -. Con lui è come fare un tuffo indietro di 50 anni nelle nostre generazioni e nella concezione del lavoro dei giovani. Abbiamo otto dipendenti e spesso accogliamo tirocinanti delle scuole alberghiere della zona. Non voglio generalizzare ma noto che i ragazzi delle nostre parti non danno al lavoro la sua stessa importanza, magari tengono sott’occhio l’orologio e si limitano a fare quanto richiesto. Per lui invece il lavoro è prima di tutto sussistenza, per sé e per la sua famiglia che è rimasta in Mali, a cui manda parte del suo stipendio”.

 

Mohammed Konte panettiere al Forno Corsini di Porretta Terme

 

“Il lavoro è il mio modo per integrarmi”

Interrompiamo per qualche minuto il lavoro quotidiano di Mohammed, intento a preparare crescente. “Di questo lavoro mi piace tutto – dice – e ogni giorno scopro qualcosa che non sapevo. All’inizio mi capitava qualche volta di bruciare il pane ma poi ho imparato bene e adesso so fare anche la pizza e tanti tipi diversi di pane. Di solito preparo la farina, impasto e metto i prodotti a lievitare nella cella frigorifera. Mi trovo molto bene con i colleghi. Alla mattina mi sveglio alle 5 per essere qui in orario e al pomeriggio sono libero. Tre volte alla settimana frequento il corso di italiano al CPA Montagna e negli altri giorni, se non ho altri impegni, resto qui a dare una mano perché per me il lavoro è il modo migliore per sentirmi integrato nella comunità”.

 

Mohammed e Ivo Corsini vendono il pane a Porretta Terme

 

Con le foto sul cellulare per cercare un impiego come saldatore

Alì il lavoro se lo è andato a cercare da solo, porta a porta. Quando in Mali e in Libia aveva fatto il saldatore si era fatto scattare delle fotografie che aveva poi custodito sul cellulare, per mostrarle come prova delle sue competenze quando si fosse presentata l’occasione giusta. “Alì è venuto qui da noi in azienda, nel settembre del 2017, a chiedere se avevamo bisogno del suo lavoro e, per convincerci, ci ha fatto vedere le foto in cui faceva dei lavoretti di saldatura – racconta Simone Arceri di Expert Ferro di Silla, azienda che gestisce insieme al fratello Antonio e al padre Francesco -. Era un periodo in cui non avevamo molto lavoro ma mio padre ha voluto dargli una possibilità, visto che avevamo bisogno di qualcuno che avesse già fatto questo mestiere. Dopo che Alì ci ha presentato Tullia, che lo seguiva nell’orientamento al lavoro, abbiamo subito fatto partire un tirocinio di 12 mesi e poi, a fine 2018, un contratto di apprendistato della durata di 5 anni. Con Alì ora siamo in quattro a lavorare, produciamo e installiamo cancelli, ringhiere, infissi. Anche noi siamo immigrati qui alcuni anni fa dalla Sicilia e ora ci sentiamo a casa”.

 

Alì Kone con Simone e Antonio Arceri di Expert Ferro di Silla, dove fa il saldatore

 

In ansia per il permesso di soggiorno, nonostante il lavoro

In una breve pausa, Alì ci racconta qualche dettaglio in più della sua vita sulla montagna bolognese. È di poche parole e sembra molto preoccupato. Quando si lascia andare spiega che è in ansia per l’esito della sua richiesta di protezione internazionale: anche se ora ha un contratto di lavoro duraturo, qualora gli fosse negata la protezione, gli sarà automaticamente negata la possibilità di convertire tale permesso in un permesso di soggiorno per motivi di lavoro. È anche triste perché tre amici che vivono con lui nella casa di Castel di Casio hanno avuto il permesso per due anni e lasceranno prestissimo la struttura.

“Lavoro quattro ore al giorno, poi dipende dai periodi: se c’è più da fare resto anche oltre l’orario. Mi piace quello che faccio, ho imparato molte cose nuove che non sapevo di questo mestiere – dice Alì -. In Italia sono arrivato nell’estate del 2016 e sono qui dal 2017. A Castel di Casio sto bene, ma non ci sono molti giovani e nel tempo libero mi sposto al massimo fino a Porretta perché il biglietto del treno per andare e tornare da Bologna è troppo costoso”.

Il cellulare di Alì racconta la sua vita: insieme alle foto in versione saldatore ce ne mostra alcune scattate a Castel di Casio durante la famosa Rievocazione Medioevale, in cui vestiva i panni di un singolare cardinale d’epoca. “Insieme ad altri ragazzi ospiti della nostra casa abbiamo partecipato alla festa ed è stato divertente – prosegue -. È stato un modo per farci conoscere meglio dalla comunità che ci accoglie”.