Il silenzio, in certi casi, vale più di mille parole. Lo dimostra il nuovo silent comic per sensibilizzare sul tema della violenza maschile contro le donne, prodotto dal progetto SAI metropolitano di Bologna, coordinato da ASP Città di Bologna. Le protagoniste del fumetto, curato da cooperativa Lai-momo, sono tre donne, i loro tratti ci fanno capire che vengono da parti diverse del mondo: una è bionda con gli occhi azzurri, una ha la pelle nera e un copricapo colorato, una indossa il velo. Ma tutte hanno una cosa in comune: una storia di violenza che avviene all’interno delle mura domestiche. Le immagini delle tre storie scorrono parallele in scene che si svolgono una sotto l’altra, in un immaginario condominio articolato su tre piani. Man mano ciascuna donna metterà in campo risorse diverse per affrontare questa situazione, arrivando così a tre finali diversi.
Il fumetto si svolge tutto rigorosamente senza parole, solo attraverso le azioni compiute dai personaggi: questo fa sì che possa essere fruito da tutti e tutte, al di là delle proprie competenze linguistiche. In particolare, lo scopo è raggiungere le beneficiarie e i beneficiari in accoglienza, e sensibilizzarle/i su un tema urgente come quello della violenza di genere.
Il silent comic è stato presentato il 25 novembre al Centro Interculturale Zonarelli in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. A introdurre l’evento è stata Consuelo Bianchelli dell’Area Coesione Sociale di ASP Città di Bologna: “La biografia delle persone accolte nel progetto SAI è complessa, le loro traiettorie attraversano vari servizi in diversi momenti di vita: per questo sono necessari strumenti che rispondano in modo trasversale ai bisogni che emergono man mano, migliorando l’interdisciplinarità delle équipe”. Il silent comic, spiega Bianchelli, è molto prezioso perché “parla in modo semplice ma efficace, superando le barriere come quella della lingua. Raggiunge le persone laddove queste si trovano: nei contesti in cui vivono, nei servizi, negli spazi che attraversano. La violenza di genere è un fenomeno trasversale e sommerso, ecco perché è importante andare verso le persone, piuttosto che le persone vengano da noi”.
Il fumetto contiene una serie di informazioni sui servizi disponibili sul territorio per contrastare la violenza di genere. Tra questi naturalmente ci sono i Centri antiviolenza (CAV), ma anche i Centri per uomini autori di violenza (CUAV), che seguono gli uomini che hanno avuto (o hanno) comportamenti violenti. Uno ha sede alla Casa della salute Navile, l’altro si trova in centro, in via de’ Buttieri, ed è gestito dall’associazione Senza Violenza. “Nel tempo stanno aumentando gli uomini che si rivolgono a noi”, spiega Giuditta Creazzo dell’associazione Senza Violenza. “Molti vengono spontaneamente, ma dopo l’entrata in vigore del codice rosso sono arrivati anche molti uomini con la pena sospesa e con l’obbligo di seguire un percorso in un CUAV. Noi crediamo che il carcere non sia una risposta sufficiente, per questo ci mettiamo a disposizione. Rispetto alla violenza maschile contro le donne serve un’assunzione di responsabilità da parte degli uomini, ma anche da parte della società tutta: non esistono uomini intrinsecamente violenti, ci sono uomini che hanno assunto la violenza come modalità di agire. Dopo essersi assunti la responsabilità, capiscono che si può cambiare”.
Nel silent comic c’è un passaggio che rappresenta una forma di violenza spesso invisibilizzata, ma in realtà molto impattante: la violenza economica. Si vede il marito che toglie il bancomat alla moglie: senza un’autonomia economica e senza una situazione abitativa stabile è più complesso emanciparsi da situazioni di violenza. Un punto di svolta avviene quando una delle tre protagoniste, stanca delle violenze, chiama il 1522 ed entra in una casa protetta: la vicenda racconta così la possibilità di chiedere aiuto.
“La Casa delle donne esiste ufficialmente dal 1990, ormai si rivolgono a noi più di seicento donne ogni anno”, spiega Laura Saracino della Casa delle donne per non subire violenza. “Le nostre attività sono sia di ascolto e di indirizzo in percorsi di fuoriuscita dalla violenza, stando sui tempi e sulle modalità scelte dalle donne, sia di ospitalità. Gestiamo case d’emergenza, dove le donne possono stare fino a un mese, e case a lunga permanenza, dove possono rimanere fino a nove mesi. Infine ci sono gli alloggi in alta autonomia, con permanenze fino a due anni di tempo. Cerchiamo così di dare opportunità alle donne, su più fronti”.
Anche MondoDonna onlus dal 2013 decide di diventare centro antiviolenza. “Ci siamo rese conto che c’erano tante donne vittime di violenza nei nostri servizi, che per tante ragioni non si sarebbero rivolte a un CAV”, racconta Giovanna Casciola di MondoDonna onlus. “Le donne vittime di violenza sono tradite nella relazione più prossima, quella in famiglia: in primis bisogna ricostruire una relazione di fiducia. Nei CAV le donne riscoprono la possibilità di farcela anche da sole”.
A parlare della difficoltà di narrare in un silent comic un tema così complesso come quello della violenza di genere sono state la sceneggiatrice Laura Tenorini e l’illustratrice Mirka Ruggeri. “Lavorare senza le parole è stata una sfida”, afferma Tenorini. “La comunicazione si basa su tanti elementi, non necessariamente verbali: ci siamo concentrate sulle espressioni del viso e sui gesti che precedono la violenza. In alcuni casi abbiamo usato il colore per comunicare: tavole più buie nei momenti più drammatici, o colori più vivaci nei bambini”. E aggiunge Ruggeri: “Ho fatto un lavoro di ricerca attraverso le fotografie, per disegnare volti più vari possibile, in modo che la persona che prende in mano il fumetto si possa anche riconoscere”.
Dopo l’incontro di presentazione del fumetto si è svolta la tavola rotonda sulle nuove cittadinanze a Bologna. Lucia Fresa, responsabile dell’unità Diritti, cooperazione e nuove cittadinanze del Comune di Bologna, racconta che per il contrasto alla violenza esistono diversi protocolli e accordi, nei quali è fondamentale la relazione con i centri antiviolenza del territorio e i CUAV: “Portiamo avanti attività di prevenzione nelle scuole, dal nido alle superiori. E poi progetti di contrasto alla violenza nello spazio pubblico, come i Punti viola sul territorio”. In particolare, una nuova iniziativa della regione ha permesso di avviare un progetto, portato avanti dal Centro Zonarelli insieme all’ufficio Pari opportunità del Comune di Bologna, per contrastare la violenza di genere tra le donne con background migratorio. “Queste situazioni hanno molte complessità”, continua Fresa. “C’è la questione della lingua e della cultura diverse, le preoccupazioni per la propria famiglia, la paura e la sfiducia verso le forze dell’ordine e i servizi pubblici, il timore di perdere i documenti, la paura dello stigma, la ridotta conoscenza delle legge, la difficoltà di riconoscere l’abuso, le sfide che riguardano l’accesso alla casa. È molto importante la prevenzione, la formazione di operatrici e operatori, e anche la scelta di andare nei luoghi dove si trovano le persone, senza dare per scontato nulla”.
In questa direzione va la rete Onde per la libertà, composta da donne con background migratorio che si sono incontrate grazie a una formazione e poi hanno deciso di continuare a dialogare e portare avanti insieme un percorso. “Ancora oggi noi donne straniere veniamo viste come beneficiarie finali di progetti e formazioni, senza essere coinvolte nella progettazione”, racconta Michelle Rivera dell’associazione Status Equo, che fa parte della rete. “Dovremmo iniziare a considerare le donne con background migratorio come portatrici di una conoscenza, decolonizzando il nostro sguardo: la lotta alla violenza di genere deve uscire da un approccio occidentalocentrico. Per questo è importantissimo produrre materiale multilingue, o con un linguaggio accessibile, come quello il silent comic”. Fatima Mochrik della rete Onde di libertà si concentra poi sul fatto che la violenza sulle donne può avvenire anche attraverso il controllo dei loro documenti. “Quando si tratta di rinnovare il documento di una donna, spesso questa donna non c’è: negli uffici si presenta l’uomo, che pretende che sia rinnovato il permesso di soggiorno per motivi di famiglia. Accettare questa modalità è una grave mancanza nei confronti delle donne, che spesso non hanno nemmeno il controllo dei propri documenti, che così diventano un mezzo di ricatto nelle mani dei loro compagni”.
A concludere la giornata è intervenuta Emily Clancy, vicesindaca del Comune di Bologna con delega a pari opportunità, contrasto alle discriminazioni, lotta alla violenza e alla
tratta sulle donne e sui minori. “Per la prima volta abbiamo costruito la giornata di oggi lavorando anche sul maschile, non perché vogliamo mettere da parte la centralità delle donne, ma perché vogliamo dire che la violenza di genere non può ricadere solo sulle spalle delle donne, che già ne sono vittime, ma deve coinvolgere gli uomini come agenti di cambiamento”, conclude Clancy. “Primario è in questo senso il lavoro con i giovani. Come non isolare i ragazzi che costruiscono barriere e che si chiudono in una cultura di ostilità? Il punto di partenza è quello di non colpevolizzarli, ma includerli, cercando di aprire un canale di comunicazione che ci permetta di mostrare che una prospettiva diversa esiste”.




