E Cornelia, 90 anni, raccontò a Ben e Omar la storia dell’eccidio di Marzabotto

Ci sono storie e vite che solo in apparenza sembrano lontanissime, nello spazio e nel tempo. In qualche fortunata occasione capita che qualcosa o qualcuno le faccia incontrare, facendo accadere qualcosa di imprevedibile che regala una nuova luce ed emozioni inattese ai protagonisti di quelle storie. È quello che è capitato a Ben, Omar e Cornelia, grazie a Elena che ha fatto incrociare per qualche ora le loro vite. Bisogna però andare con ordine e raccontare da dove ha avuto origine il loro incontro.

Ben: dopo il lavoro, ama il cinema e la città di Bologna

Ben ha 17 anni ed è arrivato in Italia dalla Costa d’Avorio tre anni fa. Da due vive a Bologna ospite di Casa Cignani, una struttura per minori stranieri non accompagnati gestita dalla coop sociale CIDAS. Dopo aver frequentato un corso di falegnameria, sta ora svolgendo un tirocinio in un’azienda di laccatura a San Lazzaro di Savena in cui ci sono buone speranze che sia assunto al termine dello stage. Nel tempo libero pratica la boxe e si allena al circolo Tramvieri di via Saliceto.

Omar: studio, nuoto e musica

Omar ha 18 anni appena compiuti e viene dal Gambia, anche se la sua famiglia ha origini senegalesi. Anche lui è in Italia da tre anni e da due a Bologna, l’ultimo dei quali trascorso a Casa Cignani. Ha ottenuto il diploma di scuola media e ora frequenta un corso di formazione Enaip per diventare addetto di punto vendita. Nuoto, palestra, calcio e la musica sono le sue passioni quando non è impegnato con lo studio.

Elena ed Enrico: tutori (e sposati)

Oltre a Casa Cignani Ben e Omar hanno condiviso anche l’esperienza di avere un tutore volontario. Fino al compimento della maggiore età, Omar ha avuto come figura di riferimento Elena Monicelli. Ben ha invece ancora oggi come tutore Enrico, marito di Elena. I coniugi hanno deciso di mettersi entrambi a disposizione per il tutoraggio di minori stranieri non accompagnati. “Io e mio marito siamo attivi politicamente da anni e da sempre riteniamo sia giusto e opportuno declinare questo impegno con azioni pratiche. Ad un certo punto abbiamo pensato fosse giusto prenderci l’impegno di aiutare, per quanto possibile, ragazzi come Ben e Omar”, spiega Elena. I due giovani hanno stretto così con la famiglia un legame, proseguito anche dopo la maggiore età di Omar. “Insieme siamo stati al mare, al cinema, a mangiare la pizza, abbiamo accompagnato diverse volte Ben a fare gli incontri di boxe in giro per la provincia, siamo stati a un concerto al museo della Musica di Bologna, dove lavora Enrico – ricorda Elena -. Riusciamo a vederci due o tre volte al mese, forse meno di quello che tutti vorremmo, ma ci telefoniamo quasi quotidianamente per raccontarci come vanno le cose. Per i nostri compleanni ci hanno preparato un pranzo sontuoso a Casa Cignani e un picnic a sorpresa in vero stile africano al parco di Villa Angeletti. Per il compleanno di Omar, ad ottobre, siamo andati invece a Monte Sole, dove lavoro alla Scuola di Pace, ed abbiamo coinvolto altri ragazzi ospiti della struttura di via Cignani. A dicembre Ben compirà i 18, organizzeremo qualcosa di bello insieme anche per questa occasione”.

L’incontro con Cornelia e la storia dell’eccidio di Marzabotto

Cornelia entra invece in questa storia per merito di Elena. “A Pasqua scorsa dovevo fare visita alla signora Cornelia Paselli per farle gli auguri e ho pensato che sarebbe stata una bella idea farle incontrare Ben e Omar – racconta -. Lei è una sopravvissuta alla strage nazifascista di Marzabotto del 1944. Perse la madre, due fratelli gemelli di 10 anni e a seguito di quella tragedia perse anche i contatti con il padre. Sono rimaste solo lei, che all’epoca della strage aveva 18 anni, e una sorella. Oggi Cornelia è una signora di oltre 90 anni, con figli, nipoti e bisnipoti. Ha accettato volentieri la mia proposta di incontrare i due ragazzi nella sua casa di Bologna. L’incontro mi ha permesso di comprendere una volta di più la potenza della storia dell’eccidio. Io mi sono limitata a fare un po’ da interprete tra di loro, visto che Cornelia usa spesso il dialetto e l’italiano di Ben e Omar non è sempre comprensibile per una persona anziana. Loro si sono comunque capiti benissimo, ‘parlandosi’ in una lingua fatta di condivisione di emozioni ed esperienze che superava la distanza degli anni e delle culture. Mi sono resa conto a un certo punto di essere estranea al loro dialogo, non c’entravo più nulla ed era giusto così. Una cosa che mi ha molto colpito è stato il fatto che una parte della loro conversazione abbia avuto come tema la fatica che si prova a raccontare agli altri le cose terribili che possono accadere nella vita”.

Anche Ben e Omar hanno molto apprezzato l’incontro con Cornelia. “Eravamo curiosi di conoscere la sua storia – dice Ben -. Mi ha impressionato come abbia potuto vivere quella situazione e poi sia riuscita a riprendere la sua vita, trovando la forza di ricominciare da capo. Ci ha raccontato che anche lei per qualche mese, siccome non era ancora maggiorenne quando ha perso i genitori, era stata affidata a un tutore, mi ha davvero stupito”. “Pensi che certe cose accadano solo a te e poi ti accorgi che anche altre persone, tanti anni fa, hanno vissuto emozioni simili alle tue – racconta Omar -. Il coraggio di Cornelia è stato incredibile. Sentire la sua esperienza mi ha dato più coraggio, più determinazione e voglia di andare avanti a testa alta nella mia vita”.